C’è vita dall’altra parte dello schermo

Vnimaniye vnimaniye*.

Ho appena ricevuto una mail da una casa editrice italiana, una mail personalizzata, rivolta a me, proprio a me, il cui autore, dopo aver letto la lettera di presentazione, ha espresso interesse per il mio romanzo. E niente, mi si è riacceso quello sbrilluccichio di speranza in fondo al petto.

Se vi state chiedendo perché ne faccia una così gran questione, è perché ricevere risposte di questo tipo da case editrici italiane è cosa assolutamente inaudita. Mai successo prima d’ora. Mi è accaduto invece molto spesso con case editrici locali, da qui il mio tentativo, paradossale, di tentare all’estero invece che nel paese che parla la mia lingua.

Ovviamente, questo non vuol dire nulla. Per interessati che possano essere ora, non hanno ancora valutato il libro, quindi è totalmente possibile che fra un po’ di tempo mi scrivano dicendo che dopotutto non desiderano pubblicarlo. Ma fa lo stesso. Intanto hanno risposto, e in una maniera umana. Questo è il genere di cosa che fa venir voglia di andare avanti. Anche se fallissi col primo libro, magari potrei inviare loro il secondo. Potrei migliorare il primo. Potrei continuare a provare, e migliorarmi. Perché c’è qualcuno dall’altra parte, vivo e presente, che si prende il tempo di leggersi la mia roba. Vi assicuro che per uno scrittore non è di poco conto.

C’è vita dall’altra parte dello schermo.


*è russo e significa attenzione attenzione (sperando di averlo scritto giusto). E se non lo sapevate, è perché state guardando le serie sbagliate.

Lontanto quantomento perlomento

Non so se anche voi altri che scrivete avete degli strafalcioni tipici tutti vostri. Io ad esempio è da un pezzo che, 50% delle volte, scrivo “lontanto quantomento perlomento” prima di correggermi. Mi devo forse preoccupare XD

Andando avanti

English version here.


Ho spedito il mio primo libro in giro, sia a case editrici italiane che del paese in cui vivo, poiché per via di un attacco di ottimismo decisi di pagare una professionista per tradurlo così che potessi proporlo ad editori locali. Eh. Beh, non è andata bene. Ho ricevuto qualche recensione mezzo positiva, del tipo “sì dai è piuttosto buono ma il lavoro per migliorarlo è lungo quindi no grazie” dalle case locali, il che è carino naturalmente, ma è anche lontano dall’essere pubblicato. Da quelle italiane, per ora quasi nulla, visto che ho praticamente finito ora di mandare in giro il libro. Non che abbia molta speranza.

Perché i poteri dell’inferno dovevano tirarmi dentro in questa storia?

È solo che, ora come ora, non credo che quel libro sia buono abbastanza. Devo aggiustarlo, ma sarà un lavoro lungo e faticoso. Quindi per ora, sto andando avanti. Mi sono dedicato al mio secondo libro, che sembra avere voglia di venir fuori piuttosto bene (niente scherzi per favore eh). In effetti lo sto finalizzando, poiché il corpo della storia è stato scritto e questa è tipo la terza volta o giù di lì che lo rivedo. Sistemo un poco qui, un poco là, do una potatina, cerco di rendere la trama più solida che posso.

E quando è finito? Che si fa?

E allora che cosa facciamo? Non lo so, e tu che cosa vuoi fare?
(Voglio buttarmi dalla finestra e liberare il mondo dalla mia stupidità, come Pipino)

Eh. Ad essere completamente onesto, non ho molta fiducia nell’industria editoriale. Non per via di esperienze personali, visto che non ne ho nessuna, ma soprattutto perché so quanto sia difficile e purtroppo il mercato italiano sembra essere piuttosto saturato al momento, con molte piccole case editrici che cercano di fregarti – “Puoi pagare per far sì che ti pubblichiamo :D” Beh grazie infinite ma a quel punto mi auto-pubblico – e grandi case editrici a cui proprio non frega un cazzo. Certo, potrei essere fortunato con una casa piccola e onesta, ma questo significa molto pochi soldi. O proprio zero. Oppure, potrei chiedere aiuto economico a un’associazione culturale dove vivo, per tradurre il mio libro (il secondo) e proporlo in giro, di nuovo. Questo è qualcosa che una casa editrice locale mi ha molto gentilmente suggerito, il problema è che non sono sicuro finanzino questo genere di progetti. Voglio dire, non ho garanzie che dal mio venga fuori qualcosa. Chiederò, naturalmente, ma avrebbe molto più senso se fornissero fondi a persone che quantomeno abbiano un contratto o qualcosa di avviato.

Quindi … l’ultima opzione è Patreon. Sono sempre più incline a creare un account e semplicemente chiedere aiuto, fuori dai denti. Certo, potete leggere la mia roba, ma ci vuole tempo per scrivere libri e non è che posso postare contenuti nuovi ogni settimana, se non contiamo le cazzate. Mi piacerebbe davvero mettere la mia scrittura là fuori e vedere se riesco a cavarne qualcosa, anche perché la situazione del mio alloggio sta per cambiare, il che potrebbe essere una buona cosa ma al solito tali cambiamenti si tirano dietro un mucchio di incertezza. Incertezza economica. Non che rimarrei scoperto – il mio Scrooge interiore, il mio lavoro e un po’ di fortuna mi forniscono sempre abbastanza risparmi per attraversare periodi difficili – ma, sentite, sarebbe grandioso essere pagato per scrivere. Mica tanto, non posso pretendere di guadagnarmici da vivere ora, ma un pochettino, giusto quel tanto per sentire che ehi, insieme ai soldi del mio lavoro part-time , davvero non mi devo preoccupare dei soldi.

In quanto a soldi, non abbiamo soldi.

Mi sa che staremo a vedere. Aspettatevi di vedere il mio Patreon spuntare fuori relativamente presto, a meno che non accada il miracolo. Questo naturalmente vuole anche dire che mi toccherà tradurre i libri dall’italiano all’inglese da me, visto che la maggior parte delle persone che riesco a raggiungere attraverso i social media parlano inglese. Tutto il fottuto mondo è in inglese. Voglio fare crowdfunding? E allora dev’essere in inglese. Mi sento male al pensiero ma ehi, non-madrelingua hanno scritto in inglese prima di me. Forse su Patreon potrei offrire l’accesso anticipato ai miei libri, mentre li sto traducendo. Qualche pagina ogni settimana o qualcosa del genere. Potrebbe funzionare.

Staremo a vedere. Per il momento … direi che continuo a lavorare.

È lavoro duro, ma una pietruzza alla volta …

Mandate pazienza (tanta)

Mi sono imbarcato nella lunghissima impresa di mandare il mio primo romanzo, L’armadio, a case editrici italiane che potrebbero volerlo pubblicare possibilmente senza truffarmi. Nota bene: questo dopo aver speso una notevole somma per farlo tradurre per provare a pubblicarlo dove vivo ora, progetto che non ho ancora del tutto abbandonato, non dopo essermi allegerito il portafoglio a quel modo, accidenti a me e alle mie corna XD

Mandate pazienza e buone radiazioni perché ne avrò un gran bisogno.

Se non sapete chi è, state guardando le serie sbagliate.