Chernobyl episodio 5: recensione

English version here.


E dunque è accaduto. È finita. Chernobyl è giunta a termine e io non so cosa fare della mia vita. Dopo un mese e una settimana insieme, ogni martedì, un appuntamento religiosamente rispettato … Sto scherzando ovviamente. A volte mi piacerebbe non sapere che fare della mia vita. Sento gente intorno a me dire “Oh ero così annoiato ieri” o “questo fine settimana” o quando diavolo era. Oh eri annoiato? OH ERI ANNOIATO?! MA DAVVERO? OH NO. DEV’ESSERE STATO TERRIBILE, TE LO DICO IO. Proprio come Chernobyl, sono un po’ troppo drammatico ma sì, vorrei poter sapere cosa significa “annoiato”. Ricordo che usavo sentirmi così talvolta, in un passato remoto, ma poi sono gradualmente diventato sempre più me stesso e sfortunatamente “me stesso” è un bastardo stacanovista che non ce la può fare a riposarsi un secondo. Anche quando sto riposando, sto facendo qualcosa che considero interessante o divertente o utile. Annoiato non è nel mio vocabolario. Molto sovietico da parte mia.
Ad ogni modo, il finale è stato stupendo. L’ho adorato. Era molto accurato scientificamente, forse insieme al primo il più accurato della stagione a parte una cosina piccina picciò alla fine che dovevano inserire per forza anche se non aveva alcuna importanza per l’episodio, non serviva ad alzare la tensione e ci sarebbero voluto due secondi per controllare che non è vera perché, beh, immagino che non potessero proprio farne a meno, così come io non posso fare a meno di amare questa serie nonostante le sue imperfezioni. È Chernobyl. Deve piacermi. È una cosa al di fuori del mio controllo. Porco mondo, suono proprio come uno di quei piccoli uomini sessisti: è che devono per forza essere predatori nei confronti delle donne, gli uomini non possono controllarsi. Beh sapete cosa, se i maschi sono maschi allora gli alieni sono alieni, in altre parole se qualcuno può essere uno stronzo solo per via della “natura” allora chiunque può essere qualunque cosa solo per via della “natura”. E poi domandatevi se vi piace dove sta andando a parare questo discorso.
Per ora, va solo al fatto che ho un feticismo per Chernobyl e non me ne vergogno manco più.

Ma alla fine parliamo di questo episodio oppure no?

CI SARANNO UN MUCCHIO DI SPOILER. PROCEDETE A VOSTRO RISCHIO.

Sì ne parliamo. L’episodio 5 è tutto sull’esplosione. Boom boom. Mi piace boom. Mi piace boom un mondo. Mi piace luccicoso e blu anche.

V sarebbe orgoglioso
(ok no non lo sarebbe ma faceva ridere)

Scusate, è degenerato tutto molto in fretta. Cercherò di scrivere cose sensate per due secondi. L’espediente per mostrarci il boom bo- * ehm * l’esplosione, è il processo a Jordan Peterson con la permanente (Bryukhanov, che fra l’altro probabilmente non fu lo stronzo che vediamo nella serie ma questo è per un altro post), Dyatlov e Fomin. Shcherbina, Khomyuk e Legasov sono chiamati a dare la propria testimonianza, e guidati dalle loro parole ripercorriamo gli eventi, dal pomeriggio del 25 aprile 1986 fino ai fuochi d’artificio.
Il processo in realtà non andò come mostrato, quantomeno non a quanto ne so io: Legasov non decise di fare l’eroe e rivelare la verità sui difetti dei reattori RMBK, non a quel modo, non in quel momento. Non importa. Abbiamo già visto molte volte che il personaggio di Legasov è stato manipolato molto, lo stesso vale per Shcherbina e Khomyuk non è mai esistita, è stata creata per rappresentare un insieme di persone, vale a dire gli scienziati. Personalmente ritengo che alla fine abbia funzionato molto bene per la serie, quello che mi importa più di tutto è che non mi incasinino la fisica, gli effetti sulla salute e la cronologia degli eventi. Per quanto concerne le persone, incasinatele quanto vi pare!

L’inizio ha messo anche il mio cinismo chernobyliano alla prova. La prima sequenza ci fa vedere le vite normali della gente di Pripjat, di alcuni dei lavoratori che poi si sarebbero trovati nel mezzo del disastro, di Lyudmila e Vasily Ignatenko *sniff. Vi ricordate quel tipo biondo col bimbo sulle spalle? Era lui quello che teneva aperta la porta della sala del reattore nel primo episodio. Beh, è ancora vivo! Non so di cosa sia fatto quell’uomo, ma qualcosa di molto resistente apparentemente. Fra l’altro, nota: c’era un’inesattezza riguardo a questo nel primo episodio, in quanto non manifestò le bruciature sul fianco e sulla spalla immediatamente. Gli vennero più tardi.

Questo tizio. Tenuta aperta la porta del reattore. Vivo. Perdindirindina.

Le scene della sala di controllo mostrano un’atmosfera molto tesa, con Dyatlov che bullizza tutti quanti e li spinge a fare qualcosa che non ritengono sicuro. Come ho detto anche nella recensione dell’episodio 1, in verità non è chiaro se questo sia accaduto, o, come dice Dyatlov nell’episodio 3, «non c’è una verità». Ho effettivamente letto molti resoconti che descrivono una situazione simile; nell’episodio, dicono che Toptunov prima di morire affermò di essere stato minacciato col licenziamento, e ho una vaga memoria di aver letto questo da qualche parte, ma d’altra parte Stolyarchuk, che pure era nella sala di controllo ed è ancora vivo – un altro fatto di roba tosta – non sembra aver mai raccontato una storia del genere. Ho trovato questo thread di Reddit qui, dove viene discusso. Ora, lo so che le discussioni online non sono questa gran fonte di informazioni, ma in quel thread ci sono alcuni link che potrebbero essere davvero interessanti se capissi una parola di quello che dicono. C’è un link al libro di Dyatlov, in russo, che dovrò leggere, che dissente col libro di Medvedev, che dovrò rileggere, e anche un link a una supposta intervista con Stolyarchuk che non so quanto sia autentica e che dovrò guardare in un non-specificato futuro. Perché questo è un dei tanti problemi con Chernobyl: c’è una mucchio di roba che non è ancora stata tradotta. Pensate che sarà questo a fermarmi? Scordatevelo. Come avrete forse capito, mi sono messo a studiare il russo per leggere di più su Chernobyl; non sto scherzando. Questa si chiama dedizione, gente.

Beh, c’è una cosa però di cui sono sicuro al 99%: che c’era un lavoratore, Perevozchenko, che era al di sopra del reattore quando stava quasi per esplodere e che vide i blocchi in cima alle barre saltare su dal coperchio. Corse allora alla sala di controllo per riferire quanto stava accadendo, e anche per andarsene via da lì, suppongo. Ho sempre provato una grande ammirazione, una di quelle che vengono dal profondo del cuore, per quell’uomo. Se ci fossi stato lì io e avessi visto qualcosa del genere, sarei svenuto, a faccia in giù sul pavimento; sarei caduto come un piombino e sarei saltato in aria insieme al reattore e tanti cari saluti. O forse sarei corso alla sala di controllo e sarei svenuto lì, in pieno stile Raptor, accasciandomi graziosamente per terra.

Reattoooooooreeeeee! Reattore esplode! Io ve l’ho detto.

Insomma, congratulazioni a quel tipo per non essere uscito di testa del tutto.

Bullismo vero oppure no, le scene dei momenti precedenti all’esplosione erano molto fighe, ma ciò che rende tutto ancora più figo è che Legasov spiega alla giuria, e quindi anche a noi, i meccanismi di un reattore RBMK e come le sue caratteristiche portarono all’esplosione. È fantastico. La spiegazione è molto chiara, ed è anche molto giusta a quanto ne so quindi per una volta non mi sono venuti attacchi di cuore, e ritengo sia molto comprensibile anche per persone senza conoscenza sulla materia, cosa a cui magari non sono stati bravissimi in precedenza. Ma questo viene spiegato in termini molto semplici, molto chiari e molto corretti. Visto che sono non-binario, d’ora in poi utilizzerò il pronome xe, come Xenon (rieccoci alle solite: l’italiano mi rovina tutte le battute idiote. Italiano, seriamente, ci dobbiamo aggiornare).

Questo è in inglese e ve lo tenete in inglese (come tutto il resto, praticamente), ché sono stanchissimo e mi sento male al pensiero di cercare un video equivalente decente in italiano.

Lo xenon fu il piccolo bastardo che fece abbassare la reattività e che indusse gli operatori a sollevare quasi tutte le barre di controllo, quindi è per questo che mi piace così tanto. Un gas nobile per un casino ignobile. Dovrei stamparlo sulle magliette. Momento momento, potrei per davvero comprarne una di quelle fatte su ordinazione, è troppo bella per essere sprecata XD Sono una brutta persona. L’ho detto molto spesso di recente.

Giudizio complessivo

Stupendo. Lo adoro, nonostante le imperfezioni.

Critica

Alla fine, ci danno qualche informazione in più sui personaggi, su quanto successe, sulle persone vere di cui la serie ha parlato. Anche se in generale mi è piaciuto molto, non ce l’hanno proprio fatta a non metterci dentro qualche stronzata, come quando uno sta impastando un dolce buonissimo e poi preso da un qualche accesso ci butta dentro l’uvetta invece delle gocce di cioccolata. Tale stronzata è il Ponte della Morte (in particolare. C’era anche qualcos’altro che era scadente o parzialmente falso, ma non così platealmente). Sentite, non è vero e basta che sono schiattati tutti quanti su quel ponte. E come potrebbe essere? Manco tutti quelli che erano intorno alla centrale per delle ore sono morti. Certo, stare su un ponte a guardare un reattore aperto che brucia non è come bere l’elisir di lunga vita, FORSE alcuni di loro soffrirono di problemi di salute indotti dalle radiazioni negli anni successivi. Ma non sono morti tutti, porca miseria, probabilmente la maggior parte di loro, o tutti, non soffrì nemmeno di sintomi acuti. E avete notato come lo menzionano? Scrivono “è stato riferito” (“it has been reported”). Quindi non puoi dire che dicono che è successo, perché diranno solo di aver detto che è stato detto che è successo, quindi ha-ha, fottetevi tutti, non potete dir loro nulla. Ma naturalmente lo scrivono in un modo tale che il fatto che sia stato riferito (da chi? Da uno a caso su internet?), ma non confermato, passi quasi del tutto inosservato, un po’ come quando Jordan Peterson dice «beh ma io non ho detto quello!» dopo che ha detto molteplici differenti variazioni di “quello” o che ha alluso in innumerevoli e creativi modi a “quello”, ma sì, non ha esattamente detto “quello” con quelle parole. Quindi produttori che il diavolo vi porti per usare tali sotterfugi petersoniani. Preferirei che mentiste apertamente, penso che ci sia più onore nel farlo.

Momenti divertenti

Non mi viene in mente niente che fosse davvero divertente in questo episodio, niente mi ha fatto ridere della grossa. C’è stato un momento molto ironico però che mi è piaciuto, verso la fine, quando il capo del KGB, lasciando Legasov dopo che lui ha minacciato di non obbedire, si volta e chiede:
«Perché preoccuparsi di qualcosa che non succederà?» («Why worry about something that isn’t going to happen?»)
Legasov: «“Perché preoccuparsi di qualcosa che non succederà?” Oh, è perfetto. Dovrebbero stamparlo sui nostri soldi.»
Da persona che si preoccupa di tutto, sono convinto che dovrebbero stamparlo sui soldi di molta gente.

Giudizio complessivo sulla serie

Beh, siccome questo era l’ultimo, ho pensato che sarebbe stato carino scrivere un paio di parole sulla serie nel suo insieme (non molte ché ho già scritto dei fottuti poemi su ‘sti episodi). Da un punto di vista prettamente cinematografico, mi è piaciuta molto: è estremamente scorrevole, i personaggi sono ben fatti, i dialoghi sono coinvolgenti e spesso divertenti, la tensione è sempre mantenuta piuttosto alta quindi la serie risulta avvincente. È piacevole da guardare, e spesso interessante. C’è molta ironia e umorismo nero.
Non è un documentario però. Assolutamente no. Mentre con la fisica ci azzeccano spesso (ma non sempre), esagerano gli effetti sanitari in molti casi. In generale, danno una rappresentazione più catastrofica di quello che è in effetti successo, e mi sarebbe piaciuta di più se fossero stati un pelo più accurati. I personaggi non sono quelli che furono in realtà in quasi tutti i casi, ma ciò non è qualcosa che personalmente mi infastidisce.
Come serie però, è favolosa. Il pubblico dovrebbe guardarla, ma non dovrebbe trattarla come una fonte di informazioni su Chernobyl, non più di un’infarinatura; ci sono documenti migliori per quello. Ma, insomma, io l’ho adorata. Sono parziale. Mi hanno fatto vedere Chernobyl, più che qualsiasi altro documentario o drammatizzazione abbia mai fatto, e io ne sono andato pazzo.

Come dice Legasov: «Questa è l’invisibile danza che dà energia a intere città senza fumo o fiamma. Ed è bellissima.»
Oh sì. Lo è.

Advertisements

2 thoughts on “Chernobyl episodio 5: recensione

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s